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Parlare più lingue fa bene al cervello… con un inconveniente

“Come si dice…?” È una domanda che sento spesso durante le lezioni. Di solito la risposta mi viene immediatamente. Qualche volta, però, succede qualcosa di curioso: conosco perfettamente la parola che il mio studente sta cercando, ma per qualche secondo non riesco a recuperarla. Ma se fai l’interprete e la traduttrice, non dovresti avere sempre la parola pronta? E poi, imparare più lingue fa davvero bene al cervello?

Qualche tempo fa, però, mi sono imbattuta in un articolo di Geopop dedicato agli effetti del bilinguismo sul cervello... e ho finalmente trovato una spiegazione! Ho scoperto che questo fenomeno è piuttosto comune tra le persone che utilizzano regolarmente più lingue e che non rappresenta affatto un segnale di declino della memoria. Al contrario, può essere una conseguenza del complesso lavoro che il cervello svolge ogni giorno per gestire, selezionare e coordinare diversi sistemi linguistici.

Un cervello che gestisce più sistemi contemporaneamente

Perché succede? Chi utilizza regolarmente più lingue vive una situazione particolare. Le neuroscienze hanno osservato che il cervello delle persone bilingui o plurilingui sviluppa adattamenti nelle aree coinvolte nel linguaggio, nell’attenzione e nel controllo esecutivo. In pratica, gestire più lingue rappresenta una forma di allenamento mentale costante.

Le lingue che conosciamo non vengono archiviate in cassetti separati che si aprono e si chiudono a comando. Sono tutte presenti e attive, in misura diversa, anche quando ne stiamo usando una sola. Quando parlo in italiano, il mio cervello continua a mantenere disponibili anche l’inglese e le altre lingue che conosco. Quando passo all’inglese, per esempio, deve fare il percorso inverso.

Il fenomeno della “parola sulla punta della lingua”

Gli studiosi chiamano questo fenomeno “tip of the tongue”, cioè “ce l’ho sulla punta della lingua”. La parola non è stata dimenticata o persa. Semplicemente, il cervello impiega qualche secondo in più per recuperarla tra le migliaia di termini che gestisce ogni giorno.

È un po’ come avere una biblioteca molto più grande da consultare. Ci vuole qualche secondo in più per raggiungere lo scaffale corretto, ma nel complesso si dispone di molte più risorse.

Quindi, quando una parola tarda ad arrivare, non mi preoccupo particolarmente. So che il mio cervello sta gestendo una grande quantità di informazioni linguistiche e che quei pochi secondi di ricerca fanno parte del processo.

Soprattutto, le ricerche suggeriscono che parlare più lingue fa bene al cervello molto più di quanto si pensi. Il loro uso e apprendimento e uso contribuiscono infatti a mantenerlo attivo e flessibile nel tempo. Gli studiosi parlano persino di una possibile “riserva cognitiva”, cioè una maggiore capacità di affrontare i cambiamenti legati all’età.

Naturalmente non esistono formule magiche per mantenere giovane il cervello. Però studiare lingue è certamente una delle attività mentali più complete che possiamo praticare.

Una buona notizia per chi studia le lingue

Per questo motivo dico sempre ai miei studenti di non scoraggiarsi quando una parola sfugge, quando una regola sembra irraggiungibile o quando il cervello sembra fare resistenza.

Ne avevo già parlato in un altro articolo del mio blog. Imparare una lingua significa costruire nuove connessioni, creare nuovi percorsi mentali e abituarsi a vedere il mondo da prospettive diverse. Quindi sì, parlare più lingue fa davvero bene al cervello, perché ogni parola appresa è un piccolo esercizio cognitivo.

E se ogni tanto anche la vostra insegnante impiega qualche secondo per trovare il termine giusto, pazienza. Probabilmente il suo cervello sta semplicemente facendo ginnastica.

il passaparola per trovare clienti

L’importanza del passaparola per trovare i miei clienti

Nel mio lavoro di insegnante di lingue e traduttrice, il passaparola è spesso il canale più efficace per trovare nuovi clienti. Molto più della pubblicità tradizionale, è la fiducia delle persone che già mi conoscono a fare la differenza.

Non faccio pubblicità, a parte il sito web, perché non ne ho bisogno. La mia esperienza dimostra che quando la qualità del lavoro è evidente, i clienti stessi diventano i migliori promotori. È un approccio naturale e autentico: la mia presenza online serve solo a far conoscere i servizi, ma il vero motore di crescita resta sempre la fiducia delle persone.

Questo tipo di promozione è spontaneo e autentico, perché nasce da un’esperienza positiva reale. Chi riceve il consiglio sa già che può contare su servizi di qualità, un metodo chiaro e un approccio professionale.

Negli anni, questo passaparola mi ha permesso di lavorare anche per clienti di alto profilo. Ad esempio, ho avuto l’opportunità di collaborare con aziende come Tucano e Discovery Channel grazie ai rimandi di studenti che avevo seguito alla scuola interpreti. È sorprendente vedere come il consiglio di uno studente possa aprire porte professionali inaspettate.

Con grande frequenza capita anche che gli utenti aziendali a cui insegno inglese mi chiedano di fare lezioni ai loro familiari. In questo modo, la rete di passaparola si allarga naturalmente, generando nuove opportunità e consolidando la fiducia che i miei studenti e clienti ripongono in me.

Ogni traduzione, ogni lezione e in generale ogni incarico sono quindi un investimento non solo per chi li riceve, ma anche per chi potrebbe arrivare in futuro.

Il messaggio è chiaro: la qualità del lavoro e la fiducia sono la migliore strategia di marketing. E il passaparola rimane il motore principale che fa crescere la mia attività di insegnamento e traduzioni a Rho, creando legami duraturi e opportunità che vanno ben oltre la singola lezione.