colleghi interpreti

Perché lavoro con gli stessi colleghi nell’interpretariato simultaneo

Chi non conosce l’interpretariato simultaneo spesso immagina una persona sola in cabina, cuffie in testa, che traduce a velocità supersonica. La realtà è un po’ diversa. In cabina raramente si è da soli… e meno male!

L’interpretariato simultaneo è un lavoro di squadra, nel senso più concreto possibile. Per questo, quando posso, scelgo di lavorare sempre con gli stessi colleghi. Non per abitudine e nemmeno per comodità, ma perché l’esperienza insegna che così il lavoro riesce meglio.

In cabina non si improvvisa

Durante una conferenza tutto avviene in tempo reale. Il relatore accelera, cambia slide senza avvisare, cita dati, nomi, sigle improbabili. Un interprete parla, l’altro ascolta e aiuta.

Gli esempi pratici non mancano:

  • il collega che ti passa al volo un foglietto con il numero corretto mentre tu stai già parlando;
  • lo sguardo che ti avverte che sta arrivando una citazione in inglese maccheronico e conviene prepararsi;
  • la mano che indica una slide quando il relatore dice “come vedete qui” e tu non la stavi guardando.

Con colleghi abituali tutto questo avviene in modo naturale. Non serve spiegarsi, non serve chiedere. Ognuno sa cosa fare e quando farlo.

Con persone che non conosci, invece, parte del cervello resta occupata a “gestire la cabina” invece di concentrarsi sull’interpretazione. E in simultanea il cervello è già abbastanza impegnato così.

Fiducia reciproca

Lavorare spesso con gli stessi colleghi crea fiducia professionale vera. Sai che l’altra persona è preparata, affidabile e presente. Sai che non sparirà mentalmente dopo dieci minuti e che non ti lascerà sola davanti al relatore che parla a mitraglia.

In cabina capita a tutti di avere un momento difficile: una frase partita male, un concetto poco chiaro, un termine che non viene subito. Sapere che il collega è lì, attento, pronto ad aiutare fa una differenza enorme, anche sul livello di stress.

Stesso metodo, meno attrito

Ogni interprete ha il suo modo di lavorare: come prende appunti, come segnala un problema, come gestisce i cambi turno. Quando questi metodi sono compatibili, la cabina diventa un meccanismo ben oliato.

Con colleghi abituali:

  • i cambi turno sono fluidi e puntuali;
  • l’assistenza è mirata, non invasiva;
  • le informazioni passano in modo ordinato.

Si perde meno energia nel coordinamento e se ne guadagna in qualità linguistica. Che è poi quello che il pubblico si aspetta, anche se non sa bene come funziona il “dietro le quinte”.

Le buone maniere in cabina

C’è poi un aspetto di cui si parla poco, ma che per me è fondamentale: l’educazione professionale.

La cabina è uno spazio piccolo, condiviso e ad alta tensione. Le buone maniere non sono un extra, sono parte integrante del lavoro.

Purtroppo non tutti i colleghi lo capiscono. Esistono interpreti che:

  • parlano sopra mentre non è il loro turno;
  • correggono ad alta voce invece di aiutare in modo discreto;
  • sospirano, commentano o mostrano insofferenza mentre l’altro sta lavorando;
  • arrivano impreparati e pretendono di “arrangiarsi” grazie al partner in cabina
  • si tolgono le scarpe per stare più comodi e magari non hanno proprio piedi profumati (giuro che mi è successo!).

Con questo tipo di atteggiamenti io scelgo semplicemente di non lavorare più. Non per antipatia personale, ma perché la mancanza di rispetto incide direttamente sulla qualità del servizio e sul benessere di chi lavora.

Con colleghi che condividono le stesse regole non scritte, invece, la cabina resta un luogo di collaborazione, concentrazione e reciproco supporto. E si lavora tutti meglio.

Benefici per il cliente (anche se non lo sa)

Un team affiatato garantisce un’interpretazione più coerente, una terminologia allineata e passaggi di turno invisibili. Per chi ascolta è un flusso continuo, naturale, senza strappi.

Quando il lavoro è fatto bene, nessuno se ne accorge. E nell’interpretariato simultaneo questo è il complimento migliore.

Meno stress, più qualità

L’interpretariato simultaneo è un lavoro impegnativo sotto molti aspetti. Ridurre le variabili inutili aiuta a essere più lucidi, più precisi e più efficaci.

Sapere con chi andrai in cabina, sapere come lavora e sapere che puoi contare su quella persona rende il lavoro più sostenibile nel tempo. E un interprete che lavora meglio offre anche un servizio migliore.

In conclusione

Mi piace lavorare sempre con gli stessi colleghi perché l’interpretariato simultaneo non è una performance solista, ma un lavoro di squadra. Quando la squadra funziona, il risultato si sente. Anche se nessuno lo vede.

Ed è esattamente così che dovrebbe essere.

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